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martedì 23 ottobre 2012

Prendere Appunti...

Dei ricercatori dell'università di Uppsala (Svezia) hanno dimostrato di recente come sia possibile cancellare, fisicamente, delle memorie emotive dal cervello umano [Collegamento].
Durante l'esperimento hanno mostrato una foto neutrale a dei soggetti e contemporaneamente hanno somministrato loro una scossa elettrica.
In seguito, prima che la memoria a corto termine si consolidasse, ad alcuni dei soggetti interessati hanno mostrato ripetutamente la stessa foto, ma questa volta senza lo shock elettrico.
Monitorando le reazioni del cervello con la risonanza magnetica, è stato possibile osservare come, negli individui ai quali era stata rimostrata la foto, la paura della scossa associata scompariva dalla parte del cervello che solitamente memorizza le associazioni emotive, il nucleo dell’amigdala nel lobo temporale.
Gli esperimenti potrebbero aprire nuove e interessanti strade per quanto riguarda la cura di fobie, ansie e stress post-traumatici.
Un simile meccanismo di riproposizione e rielaborazione viene applicato nella moderna psicanalisi. Solitamente il paziente parla del proprio passato e della sua situazione a ruota libera, senza che lo psicanalista interferisca, così da prendere coscienza dei propri problemi con metodo maieutico.

martedì 25 settembre 2012

Felicità (a momenti)...

"Cos'è la felicità? Ovviamente è possedere un nuovo telefono..."
Il recente lancio commerciale del nuovo iPhone, corredato da isterismo collettivo, attese spasmodiche, file di aspiranti acquirenti fuori dai negozi (come se ne vedevano in guerra per il pane), spinge a fare alcune considerazioni.
Cosa fa pensare alle persone che l'ennesimo gadget tecnologico possa migliorare così tanto la vita? Era così degradante possederne uno meno moderno? Si ha bisogno di sfoggiare l'ultimo ritrovato in fatto di telefonia per sentirsi accettati (o accettabili)?
Questa non vuole essere una critica al prodotto specifico ma solo una riflessione sull'importanza ricoperta dagli accessori, nelle esistenze di molti individui e sui meccanismi psicologici che spingono questi ultimi a sentirsi infelici, o addirittura inferiori, se non ostentano l'ultimo status symbol che offre il mercato.

Quanto ci si sente euforici dopo un nuovo acquisto? Quando l'auto è nuova non la si userebbe anche per andare in bagno e non la si lava tutte le settimane? Non ci si sorprende a guardare con uno sguardo passionale e un po' ebete da ragazzino innamorato, la nuova "conquista" e non si perde occasione per mostrarla a chiunque?

mercoledì 19 settembre 2012

Essere o Lamentarsi...

Al fine di riprendere il controllo di quanto avviene nella mente e dissolvere circuiti neurali consolidati (che tipicamente tengono in vita vecchi traumi, solite paure, consueti vizi etc.) esiste una pratica, o meglio una non-pratica, tanto efficace quanto sottovalutata da chi non l'ha mai sperimentata: la NON-LAMENTELA.

Se d'inverno ci si lamenta per il freddo e d'estate per il caldo, se il traffico è così disturbante che non si vede l'ora di arrivare sul posto di lavoro per lagnarsi con i colleghi, se tutte le volte che prendiamo la minestra o scotta o è troppo fredda, questo modo di agire può fare miracoli!

La lamentela parte da uno stato emotivo molto spesso pre-esistente alla situazione che spinge l'individuo a dedicarcisi. Se ci si alza con il "piede sbagliato" e il livello di auto-osservazione è così limitato da non rendersene conto,  non si perderà occasione per lamentarsi. Anzi si andrà inconsciamente alla ricerca di motivi di lagnanza o ci si lamenterà di qualcosa che fino al giorno prima non aveva mai rappresentato un problema.

La lamentela, soprattutto quella completamente inutile (Esempio: "Che tempo di merda!") non solo rappresenta uno spreco energetico notevole per se stessi ma è una fonte di disagio per i propri interlocutori. Chi vive nella lamentela trascina dietro a sè  la cosiddetta "nuvola di Fantozzi" e risulta pedante e antipatico agli occhi degli altri, che inizieranno a lamentarsi (sic!) del suo modo di fare.

venerdì 20 luglio 2012

La Potenza del Pensiero...

Lo scorso post cercava di mettere in evidenza quanto i pensieri nascano da soli (come i fiori direbbe Vasco Rossi),  stavolta si cercherà di analizzare le conseguenze di avere nella testa una sorta di fabbrica di fuochi artificiali, senza che nessuno ne controlli produzione, sistemi di sicurezza e smaltimento scorie...
Nel nostro cervello è  presente una "simpatica" struttura chiamata ipotalamo, tra le sue funzioni vi è quella di assemblare delle sostanze chimiche dette peptidi (piccole catene di aminoacidi) formando così altre sostanze chiamate neuropeptidi che vengono immesse nel sistema circolatorio, e quindi in tutto il corpo, tramite l'ipofisi.
Parlando come si mangia, queste sostanze sono trasmettitori di informazioni, in pratica comunicano al corpo dei messaggi o comandi. Tra questi messaggi ve ne sono alcuni deposti al controllo della sudorazione o salivazione (ma credo non interessi a nessuno dei lettori risparmiare sul deodorante o partecipare ad una gara di sputi). I messaggi su cui ci soffermeremo sono quelli che provocano le cosiddette EMOZIONI.