Al fine di riprendere il controllo di quanto avviene nella mente e dissolvere circuiti neurali consolidati (che tipicamente tengono in vita vecchi traumi, solite paure, consueti vizi etc.) esiste una pratica, o meglio una non-pratica, tanto efficace quanto sottovalutata da chi non l'ha mai sperimentata: la NON-LAMENTELA.
Se d'inverno ci si lamenta per il freddo e d'estate per il caldo, se il traffico è così disturbante che non si vede l'ora di arrivare sul posto di lavoro per lagnarsi con i colleghi, se tutte le volte che prendiamo la minestra o scotta o è troppo fredda, questo modo di agire può fare miracoli!
La lamentela parte da uno stato emotivo molto spesso pre-esistente alla situazione che spinge l'individuo a dedicarcisi. Se ci si alza con il "piede sbagliato" e il livello di auto-osservazione è così limitato da non rendersene conto, non si perderà occasione per lamentarsi. Anzi si andrà inconsciamente alla ricerca di motivi di lagnanza o ci si lamenterà di qualcosa che fino al giorno prima non aveva mai rappresentato un problema.
La lamentela, soprattutto quella completamente inutile (Esempio: "Che tempo di merda!") non solo rappresenta uno spreco energetico notevole per se stessi ma è una fonte di disagio per i propri interlocutori. Chi vive nella lamentela trascina dietro a sè la cosiddetta "nuvola di Fantozzi" e risulta pedante e antipatico agli occhi degli altri, che inizieranno a lamentarsi (sic!) del suo modo di fare.

